Cagamei

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Cagamei - 08
 
19 Marzo 2016 - Esiste una regola non scritta in alpinismo ed è che, quando si parla di salite al bar, dopo la seconda media vale tutto...
nel senso che qualunque cazzata si spari viene sempre accolta con entusiasmo, ma il giorno dopo non osa parlarne più nessuno.
 
Così se in una domenica sera passata appunto al bar, salta fuori l’idea di andare con le pelli al Redorta la settimana dopo, nessuno pensa che l’uscita si farà mai.
Infatti il sabato seguente saliamo dal canalone del Druet alla cima occidentale del Cagamei e non per canarinaggine, ma spinti dalla potenza evocativa del nome e da una stitichezza, pare, di gruppo.
Quando l’unico partecipante dall’intestino vivace osa alzare un sopracciglio di fronte ai 1800 m di dislivello, viene subito zittito con un argomento incontestabile: il Druet è un ascensore, ti porta in cima senza che neanche te ne accorgi!
Stroncato così ogni dissenso, il capogita Peniz divide uomini e materiali tra le macchine e si parte.
 
A Colico giriamo in direzione est per entrare in Valtellina, luogo che Bona, costretto al volante, non apprezza particolarmente: «Che valle di merda, hai il sole in faccia all’andata e hai il sole in faccia al ritorno» [!!!].
Messi poi gli sci ai piedi, sembra davvero che l’ascensore promesso sia realtà: una stradina ci porta subito fuori dal bosco, scongiurando il temutissimo ravanage orobico; a questo punto, giusto per non averla vinta troppo facilmente, il gruppo viene spinto dallo spirito delle Orobie in un traverso insensato, che lo costringe a guadagnare il canalone del Druet con una minima ravanata in un canalino secondario. Superato l’intoppo, mettiamo però le pelli sull’ascensore delle Orobie e, come promesso, arriviamo al deposito sci senza accorgercene [!?].
 
A questo punto la stipsi ci porta a correre sul canalino che conduce alla cresta, anticamera della vetta lassativa, mentre la poca neve ci consiglia di non caricarci gli sci in spalla (fatta eccezione per i soliti amanti della discesa ad ogni costo). 
Espletata la formalità della cima, ci buttiamo a capofitto nel polverone orobico, arando i fazzoletti non tritati e urlando di piacere per la ritrovata allegria intestinale.
 
Questo è quanto, aggiungo solo che la giornata, già di per sé fenomenale, è stata coronata da una pausa panino trasformatasi in mangiata di pollo, polenta e costine, chiusa da frittelle, caffè e grappe varie. Del resto quando le gite le organizza Peniz, sono sempre dei capolavori!
Finito di mangiare saliamo in macchina e il tutto si conclude come era iniziato: con il sole in faccia!
 
Ahhhh, la Valtellina... ma la prossima volta andiamo in Svizzera!
 
 
 

Commenti   

 
sensei
0 #1 sensei 2016-04-22 09:06
Camel sempre bello
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