Lomasticazzi

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Pilastro Lomasti - 05

14/11/2015
Bona:<< partenza 7:00? 7:30?>>
Peniz:<< ma va Bona 8:00 vellutati>> (Manco dovessimo andare in Antimedale)
Direzione Valle d’Aosta.
Visto che siamo proprio vellutati troviamo pure l’autostrada chiusa per incidente.
<<ma vai tra Bona…siamo vellutati>>
 
<<Ernesto Lomasti nasce all'ospedale di Udine da genitori residenti a Pontebba, di corporatura esile e per nulla prestante fisicamente, viene soprannominato Cartuccia.
Superato l'esame di maturità, è in attesa della chiamata di leva. Nel gennaio 1979 viene chiamato a presentarsi alla Scuola Militare di Addestramento Alpino (SMALP) di Aosta e assegnato agli esploratori.
Comincia così a frequentare per allenamento le rocce granitiche nei pressi di Arnad durante le libere uscite. Il 13 maggio 1979 apre la prima via su un pilastro inscalato della Corma di Machaby, poi chiamato "pilastro degli Esploratori" e oggi "pilastro Lomasti". Con gli scarponi rigidi ai piedi, assai poco adatti all'arrampicata su granito, assicurato da Enrico Ricchi apre con pochissime protezioni la "via del 94°", che respingerà i primi tentativi di ripetizione effettuati con scarpette di arrampicata e presenta diversi tiri valutati anni dopo 6a/6a+ obbligatorio nella scala francese.>>
 
Arriviamo alla base del suddetto pilastro in una corsa contro il tempo, dopo esserci resi conto che non eravamo così vellutati e come ben si sa il B&R è dietro l’angolo.
PARTIAMO, dopo aver eseguito un sorpasso alla base con la famosa mossa Kansas City, Bona si beve il primo tiro che, come Guerra definirebbe la dulfer, risulta essere DURO.
 
Vado io sul infido traverso del secondo tiro, il quale mostra nella parte inferiore un tetto che in caso di caduta decreterebbe il B&R della cordata vista l’impossibiltà di risalire, a circa metà di esso trovo la chiodatura piuttosto allegorica e in mezzo alle 2 protezioni vengo travolto tremiti sussultori che invadono completamente il mio corpo facendo tintinare ogni oggetto al mio imbrago…sento che sto per infiammarmi,  guardo di sotto cercando di immaginare dove andrò a sbattere pendolando… il respiro diviene corto e le ascelle cominciano a emanare il classico odore di terrore.
 
Con la disperazione del samurai trovo una posizione di riposo e facendo appello ai santi e ai demoni mi raspo in sosta pensando e maledicendo il Lomasti, il quale nel frattempo aveva cominciato a girarsi tipo vite nel sarcofago, deve sicuramente è stato tumulato visto il faraone che era.
Scoprimmo poi che il traverso doveva essere abbandonato prima su difficoltà minori (porco).
 
Bona intraprende il terzo tiro vagando prima a destra poi a sinistra poi staffando ed infine arrivando ad una delle decine di soste che si trovano sul pilastro (vicino a dei raccapriccianti spit martellati, cit).
I tiri successivi ci impegnano a lungo, maledicendo il Lomasti e i sui scarponi, fino al famoso diedro finale definito a ragione: stupendo.
 
Foto di vetta, duppioni, e rientro con frontale (proprio perché eravamo vellutati)
Ci rechiamo presso un’osteria, cercando la famigerata merenda valdostana, la quale rifocilla animi e corpi, innaffiata con dell’ottima birra MORETTI.
 
Dopo aver fatto tappa per un digestivo presso uno dei famosissimi bar orientali nel centro di IVREA, cerchiamo un luogo adatto a accogliere le nostre sudice membra.
Nottata all’insegna del raffreddore di Bona che grugnedo come un facocero nella stagione dell’accoppiamento mi accompagna fino all’alba.
 
La giornata di domenica passerà all’insegna della scalata plasir nella Valchiesella sulle placche di Traversella, Merenda Valdostana e teste ciondolanti sulla strada di ritorno.
 
 

Commenti   

 
Lubrimetal
+4 #1 Lubrimetal 2015-12-02 12:25
Bonacina vorremmo sponsorizzarla...
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